Nel secondo articolo della rubrica #nessunrimpianto, ispirata dal lavoro di Bronnie Ware che ha raccolto le testimonianze dei rimpianti più grandi dei malati terminali, vorremmo parlarvi dell’importanza di riflettere sulla concezione umana di lavoro e sulle conseguenze che uno stile di vita troppo frenetico può avere. Lavorare troppo è un bene?
Oggi, spesso si crede che lavorare molto sia la strada per il successo. Ma è errato: lavorare duro per ottenere qualcosa non significa necessariamente sovraoccupazione. Al contrario, è scientificamente dimostrato che lavorare troppo porti a risultati scarsi e possa avere ripercussioni negative sulla nostra salute e sulla nostra felicità.
Perché lavoriamo così tanto?
Come è stato dimostrato anche dalla ricerca della Ware, molte persone scoprono questa verità troppo tardi, non per forza solo in punto di morte ma anche quando sono ormai ammalate di stress o di patologie mentali.
Senza parlare di quando ci accorgiamo di aver perso momenti preziosi che non potremo mai più recuperare, rendendoci conto di aver trascurato rapporti affettivi importanti o di non aver coltivato interessi personali.
Un giorno ci svegliamo e ci accorgiamo di provare una profonda tristezza, un dolore che soldi o successo sociale non possono lenire in alcun modo.
Quasi tutti siamo convinti di dover lavorare al massimo da giovani, così da assicurarci una buona pensione. Ma presto ci rendiamo conto che dopo otto ore di lavoro al giorno, la nostra mente divaga e fatica a concentrarsi. I sintomi di questo sovraffaticamento si trasformano in uno sconforto generale, ci sentiamo sempre tristi e pieni di angoscia perché non riusciamo a fare tutto alla perfezione. Diventiamo persone irritabili e quasi tutto ci sembra un peso. Ma giustifichiamo tutto ciò dicendoci che siamo persone serie, invece diventiamo parte del meccanismo di produzione, scambiando la nostra salute e la nostra felicità per denaro che pensiamo di usare quando non saremo più giovani.
Quali effetti ha lavorare troppo? E come evitare di farlo?
Studi dimostrano che lavorare troppo è alla base di problemi come insonnia, malattie coronariche, alcolismo, diabete di tipo 2 e burnout. Lavorare troppo non porta nulla di buono, se non qualche euro in più alla fine del mese che non compensa i danni alla nostra salute fisica ed emotiva.
La soluzione a questo circolo vizioso? Lavorare di meno. Dobbiamo convincerci che farlo non è segno di debolezza, ma di intelligenza.
Ma come fare per potercelo permettere? Bisogna risparmiare di più, perché spesso più guadagniamo, più spendiamo. Dobbiamo ascoltare il nostro corpo e non ignorare i segnali che ci manda per avvisarci della fatica. Infine, dobbiamo riconoscere e accettare i nostri limiti, perché trionfare a tutti i costi non vale la pena se dobbiamo sacrificare la nostra salute e il nostro benessere.
La vita è fatta di momenti, di relazioni e di esperienze. Non viviamo solo per lavorare, ma anche per essere felici. Scegliamo di lavorare in modo equilibrato, dando spazio anche alle altre dimensioni della nostra vita. Ripensiamoci, perché non c’è rimpianto peggiore di quello di aver sacrificato ciò che realmente contava per noi.
Hai già letto il primo articolo sui più grandi rimpianti? Si parlava di non aver dato la giusta importanza alla realizzazione dei propri sogni. L’hai già letto?